



Mi guardai intorno alla ricerca di un appiglio.
Non c'era anima viva,
ma in cima alla scalinata scorsi un getto di luce più vivo.
Doveva esserci una porta socchiusa e non poteva essere un semplice caso,
era rimasta aperta perchè io la trovassi.
Il destino vi aveva infilato in mezzo un piccolo angolo di tappeto,
ed il vento aveva fatto il resto spalancandola completamente.
La raggiunsi salendo le scale a gattoni.
Avevo le ginocchia sbucciate e in fiamme,
e una sorte ancora peggiore era toccata ai palmi delle mani.
La porta era in ferro battuto piuttosto pesante.
Sostai un poco sulla soglia,
giusto il tempo di capire se c'era qualcuno in casa,
e poi mi trascinai oltre.
Quell'apertura dava direttamente su di un grande salone senza nessun corridoio.
Trovai la cosa piuttosto inquietante.
La stanza era maestosa, ma incuteva terrore allo stesso tempo.
I mobili antichi,
e quei dipinti strani che rappresentavano tutti rami intricati
davano l'idea che quella casa fosse infilzata nel cuore d'una foresta.
Pareva viva.
Solo dopo qualche istante mi resi conto di non essere sola.
C'era della musica. La nona sinfonia di Beethoven.
Ed oltre quelle note un ticchettio di scarpe.
Indietreggiai di istinto.
Mi accorsi di aver lasciato una leggera scia di sangue
lungo tutto il tratto che avevo percorso.
Cercai di ripulire con un lembo di stoffa del mio abito,
quando un ombra riempì tutta la mia figura.
Alzai lo sguardo e scorsi un uomo.
Mi accennò un sorriso leggero, appena visibile.
Non era un sorriso ilare, nè confortante.
Mi sforzai di ricambiare, ma senza alcun successo.
Mi tese la mano per aiutare a rialzarmi
ma prima girò i miei palmi verso di se e li osservò attentamente.
Ero certa mi avrebbe lasciata di colpo una volta accorto di come erano ridotti,
invece strinse più forte sino a portare il mio volto a pochi centimetri dal suo,
e una volta in piedi, continuò a tenere salda la presa.
Quel suo scrutarmi senza dire una parola così da vicino mi metteva terribilmente a disagio.
Avrei voluto dirgli di come e perchè ero finita in casa sua, scusarmi per questo,
ma aspettavo che fosse lui a chiedermelo.
Attendevo un gesto normale da parte sua che avrebbe permesso al mio cuore di riprendere il suo regolare battito. Volevo mi chiedesse cosa mi era accaduto. Cosa diavolo ci facessi lì, tutta sporca e bagnata, ma nulla di tutto ciò accadde.
"Balleresti per me?!?", furono le prime parole che gli sentii pronunciare!
Le mie gambe furono di nuovo sul punto di cedere,
e sarei caduta nuovamente se non mi avesse sorretta.
Sulle prime non risposi,
convinta ora che mi avrebbe fatta stendere da qualche parte
e mi avrebbe offerto qualcosa di caldo da bere, dimenticando quell'assurdità che mi aveva chiesto chissà perchè, ma la domanda non tardò a ripresentarsi.
Con lo stesso tono, lo stesso sguardo profondo e glaciale, mi chiese se avrei ballato per lui....
Continua...
Se l'erotismo fosse un odore sarebbe senz'altro quello del sangue,
del ferro bagnato, o della pioggia.
Sarebbe umido come il terriccio del bosco in autunno,
avrebbe i colori caldi dell'autunno,
e saprebbe di buono....
La pioggia fitta di oggi. Gelida. Incessante...
Quegli scalini percorsi di fretta, col fiato rotto,
le luci che illuminavano le case scoprendone appena i fianchi scrostati...
ora non ricordo proprio tutto con esattezza,
ma quella vibrazione che annuncia la perdità di controllo...
quel dileguarsi di sensi
che come un fantasma si ritrae dopo una brevissima apparizione...
non ho saputo che cedergli.
Abbracciavo la mia piccola città.
Le labbra aperte sul pavimento gelido,
l'odore del sangue e il sapore del ferro invadevano il mio palato.
Era come ritrovarsi a bere in alto mare durante una tempesta
fino a credere di poterne prosciugare l'essenza.
C'erano mozziconi di sigaretta ovunque attorno a me.
Mi venne l'irrefrenabile desiderio di portarne una alla bocca,
anche se non ho mai fumato in vita mia e nessun accendino riempiva le mie tasche.
Allungai il braccio sinistro, che riuscivo a muovere a malapena,
e ne raccolsi una che era stata fumata appena per un quarto.
M'incuriosiva da morire quell'oggetto di piacere abbandonato così presto,
chissà da chi, e per quale ragione!
Sollevai di poco il volto da terra,
la strinsi tra i denti tra sino a spezzarla,
era zuppa d'acqua e un attimo dopo la sputai disgustata.
Mi hanno sempre stupita i pensieri che riesco a fare nei momenti di maggior difficoltà,
la loro inadeguatezza, ma anche la loro originalità....
Continua...
